Sinistri stradali, divorzi, separazioni e non solo. Avvocato Serpico Cuneo - Studio legale Avv. Alberto SERPICO senior




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    L'Avvocato Alberto Serpico si occupa - professionalmente e con decennale esperienza - delle seguenti materie:

  DIRITTO CIVILE E PROCEDURA CIVILE

  DIRITTO MATRIMONIALE, DELLA FAMIGLIA   E DEI MINORI  (si legga di seguito.)

  SINISTRI ED INFORTUNISTICA STRADALE E   SUL LAVORO  (si legga di seguito.)

  RECUPERO CREDITI

  CONSULENZA ALLE AZIENDE

  DIRITTO COMMERCIALE E SOCIETARIO

  DIRITTI REALI

  RESPONSABILITA’ CIVILE, ANCHE MEDICA   ("MALASANITA'")

  RISARCIMENTO DANNI CONTRATTUALI ED EXTRACONTRATTUALI DI QUALUNQUE GENERE

  SUCCESSIONI E DONAZIONI

  DIRITTO DELLE LOCAZIONI ABITATIVE E COMMERCIALI

  DIRITTO IMMOBILIARE (CONDOMINIO, LOCAZIONE, USUFRUTTO, COMPRAVENDITA)

  REDAZIONE DI CONTRATTI, STATUTI, REGOLAMENTI, TESTAMENTI

  GIUDIZI PER L’EQUA RIPARAZIONE DEL DANNO DA RITARDO DELLA GIUSTIZIA

  DIRITTO DEL LAVORO E DELLA PREVIDENZA SOCIALE: CAUSE DI LICENZIAMENTO, DI ADEGUAMENTO RETRIBUTIVO, PER MOBBING NONCHE' PER PENSIONI D'INVALIDITA' E SOCIALE

  DIRITTO FALLIMENTARE

  STATO CIVILE, CITTADINANZA E VOLONTARIA GIURISDIZIONE

  DIRITTO PENALE, ANCHE MINORILE, E PROCEDURA PENALE


INDENNIZZO DIRETTO ED INFORTUNISTICA STRADALE

     Lo Studio Legale Serpico svolge tutte le attività necessarie ed opportune allo scopo di conseguire il risarcimento di ogni tipo di danno derivante da sinistro stradale.

     In particolare: DANNI A VEICOLI, DANNI ALLE COSE, DANNI ALLE PERSONE, INVALIDITA' PERMANENTE, INVALIDITA' TEMPORANEA TOTALE, INVALIDITA' TEMPORANEA PARZIALE, DANNO MORALE, DANNO ESISTENZIALE, DANNO ALLA VITA DI RELAZIONE, DANNO DA LUTTO O PER LA PERDITA DEL RAPPORTO PARENTALEDANNO DA DIMINUZIONE DELLA CAPACITA' LAVORATIVA, DANNO PATRIMONIALE.

     La consulenza e l'assistenza legale in materia di infortunistica stradale vengono prestate al cliente sin dai momenti immediatamente successivi al verificarsi del sinistro. Il professionista incaricato gestisce la pratica risarcitoria sia nella fase stragiudiziale che nella eventuale fase giudiziale.

     La materia del risarcimento del danno, SPECIE DEL DANNO ALLA PERSONA, è materia delicatissima, di grande complessità e vastità, soggetta a frenetica evoluzione, che può essere conosciuta e trattata solo da professionisti legali che abbiano maturato una vasta esperienza ed una approfondita competenza nel settore. Si tratta di materia spessissimo sconosciuta, sia agli operatori intermedi di cui si è parlato sopra, sia, e soprattutto, ai cittadini che hanno subito un danno. Questi ultimi, per non correre il rischio di commettere irreparabili errori, hanno la necessità di affidare i loro interessi ad un Avvocato dotato di competenza specifica ed esperienza.

     Per il risarcimento dei danni alla persona che abbia riportato un danno biologico quantificata non oltre i 9 punti d'invalidità, esso è disciplinato dall'art. 139 del Dlgs 209/2005 (c.d. Codice delle Assicurazioni), i cui valori, rapportati all'età del danneggiato, sono aggiornati annualmente in forza di un decreto del Ministro delle attività produttive, e ciò in misura corrispondente alla variazione dell'indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati accertata dall'ISTAT; la tabella del danno biologico di lieve entità, attualmente in vigore, è stata aggiornata con D.M. 17.6.2011.

     Invece, per un danno biologico superiore al limite predetto, la Corte di cassazione, Sezione III° civile, con sentenza 7 giugno 2011, n. 12408, ha definitivamente consacrato le Tabelle di Milano, come riferimento «equo» da prendere in considerazione per tutto il territorio nazionale, in un'ottica di unificazione ed omogeinità del risarcimento dei danni alla persona.

     COME SCEGLIERE L'AVVOCATO GIUSTO?

     Non è facile indicare una strada, ma quantomeno è facile specificare a cosa bisogna fare attenzione per evitare di subire oltre che il danno anche la "beffa":

     - è prudente diffidare di chiunque, dopo un incidente, si mostri troppo insistente nel "consigliare" o nel "raccomandare" il nominativo di un legale, magari consegnandoVi un biglietto da visita di "uno bravo";

     - è altrettanto prudente diffidare di chiunque, mostrandosi improvvisamente premuroso nei vostri confronti, Vi parli di "un nostro Avvocato" ovvero v'inviti a consegnargli i documenti ed i certificati del danno assicurandovi che, per il resto, "pensa a tutto lui";

     - è consigliabile non firmare "deleghe" oppure "incarichi" in favore di professionisti che non vi vengano immediatamente e contestualmente fatti conoscere personalmente;

     - è consigliabile, prima di conferire qualsiasi incarico, recarsi sempre di persona presso lo Studio Legale al quale ci si intende rivolgere, per poter verificare direttamente a chi si affidano i propri interessi;

     - è consigliabile diffidare di chi dovesse addirittura promettere o garantire degli "anticipi" in denaro sulla futura liquidazione del danno, il che, per gli Avvocati o per chiunque sia ad essi collegato, è assolutamente proibito dal Codice deontologico (Approvato dal Consiglio nazionale forense il 17 aprile 1997, con le modifiche introdotte il 16 ottobre 1999, il 26 ottobre 2002, il 27 gennaio 2006, il 14 dicembre 2006 ed il 27 giugno 2008)  e dalla Tariffa Professionale, di cui al D.M. 8 aprile 2004, n. 127;

     - è indispensabile accertarsi che la persona che viene qualificata, ovvero si autoqualifica, come "Avvocato" sia effettivamente iscritto nell'Albo degli Avvocati costituito presso ogni Tribunale d'Italia; tale accertamento è facile, giacchè basterà che apriate la seguente PAGINA WEB che Vi condurrà al sito del Consiglio Nazionale Forense, contenente l'elenco di tutti gli Avvocati italiani iscritti negli Albi; dovrete ivi ricercare la presenza del legale che Vi interessa attraverso il suo cognome e nome e/o l'Ordine (ogni Ordine corrisponde ad un Tribunale) in cui è, ovvero potrebbe, essere iscritto;

     - non sempre il Vostro agente assicurativo, a cui sareste portati a rivolgerVi subito dopo un sinistro stradale (la cui causazione sia imputabile ad un terzo), potrebbe manifestare professionalità, esperienza, disinteresse ed onestà tali dall'esimersi dall'indicarVi un avvocato "bravo" e di sua "fiducia", con cui, tuttavia, potrebbe anche avere sottesi interessi in comune rispetto alla Vostra pratica di risarcimento danni, anche perchè, così facendo, finirebbe ... gratuitamente ... solo con l'operare da "intermediario" fra il cliente ed il professionista (restando del tutto fuori dal rapporto professionale che fra i due si instaura);

     - si rammenti, infine, che l'Agente od Ufficiale di Polizia, del Corpo dei Carabinieri o del Corpo della Polizia Municipale che, nell'esercizio delle sue funzione di agente accertatore di un sinistro, fornisca consigli sull'Avvocato a cui affidarsi per il risarcimento danni trasgredisce il disposto dell'art. 25 delle Norme di Attuazione del Codice di Procedura Penale il quale, sotto la rubrica "Divieto di consigli circa la scelta del difensore di fiducia" recita testualmente che "Costituisce grave infrazione disciplinare per gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria e per tutti i dipendenti dell'amministrazione degli istituti di prevenzione e pena dare consigli sulla scelta del difensore di fiducia".

     E' ben vero che chi Vi sta segnalando questi pericoli è un Avvocato e che, pertanto, potrebbe sembrare "interessato" al proprio tornaconto professionale, ma ciò che qui si vuol dire (e che non può essere assolutamente smentito da alcuno) è che il risarcimento del danno conseguente ad incidente stradale, e soprattutto quello del danno alla persona o da lutto, non può mai essere gestito in modo sufficientemente soddisfacente per il danneggiato se non attraverso l'intervento di uno Avvocato specializzato in materia.

     Cosicchè ogni "meccanismo" che abbia come finalità quella di scoraggiare l'intervento di un Avvocato di propria conoscenza o il troppo frettoloso indirizzamento presso un Avvocato ... "bravo" e ... "di propria fiducia" .... può talora coincidere con un meccanismo avente tendenzialmente lo scopo di pagare meno del dovuto all'avente diritto.

     Infatti, è di assoluta importanza che ognuno sia reso al corrente del fatto che la parcella e le spese sostenute dall'Avvocato, il quale assiste e tutela un danneggiato che abbia diritto al risarcimento, sono a totale carico del responsabile del sinistro e del suo assicuratore, i quali dovranno, oltre che risarcire il danno, rimborsare anche - e separatamente - le competenze legali, il che spiega, ovviamente, il grande interesse delle Compagnie assicuratrici ad evitare che i danneggiati si facciano assistere da un legale di loro fiducia e di raggiungere direttamente con il danneggiato una transazione.

     L'Avv. Alberto Serpico ha maturato una significativa esperienza nell'ambito dell'infortunistica stradale tutelando gli interessi di privati ed istituti assicurativi, per cui si mette tale esperienza a disposizione degli utenti, chiarendo quali sono i comportamenti da tenere nell'ipotesi in cui si venga coinvolti in un sinistro stradale.

     1. Sinistro non contestato.

     In questa ipotesi ci sono due opzioni:

     a) compilare un modulo C.A.I., sottoscritto da entrambi i conducenti dei veicoli coinvolti. Colui che non è responsabile del sinistro può inoltrare una richiesta d'indennizzo diretto alla propria compagnia assicurativa ed attendere che questa formuli un'offerta entro 30 giorni. Attivando questa procedura è possibile farsi assistere da un legale a proprie spese. Occorre, inoltre, chiarire che nell'ipotesi che l'offerta formulata dalla compagnia non sia ritenuta congrua dal danneggiato, o in mancanza di un'offerta d'indennizzo, il danneggiato dovrà proporre azione risarcitoria nei confronti della propria compagnia di assicurazione, facendosi assistere da un legale, anche trattenendo in acconto la somma offerta;

     b) redigere e sottoscrivere un modulo C.A.I. ed inoltrare una richiesta di indennizzo diretto alla propria compagnia assicurativa ed attendere che questa formuli un'offerta entro 60 giorni (90 giorni in caso di lesioni). Attivando tale procedura è possibile farsi assistere da un legale a proprie spese. In caso di offerta non congrua o in caso di mancata offerta il danneggiato dovrà proporre azione risarcitoria nei confronti della propria compagnia di assicurazione, facendosi assistere da un legale, anche trattenendo in acconto la somma offerta. Il conducente del veicolo non responsabile del sinistro che subisce lesioni personali ha diritto ad ottenere un risarcimento dalla propria compagnia di assicurazione, per lesioni con postumi valutabili fino al 9% di IP. Dovrà, tuttavia, recarsi presso il P.S. del più vicino ospedale e farsi rilasciare, previa visita, referto medico. Il trasportato su qualunque dei veicoli coinvolti nel sinistro ha diritto ad ottenere un risarcimento dalla compagnia assicurativa del vettore, a prescindere dall'accertamento della responsabilità dei conducenti. Anch'egli dovrà recarsi presso il P.S. del più vicino ospedale e farsi rilasciare, previa visita, referto medico.

     2. Sinistro contestato.

     In questa ipotesi è consigliabile non rimuovere i veicoli dalle posizioni assunte a seguito del sinistro e sollecitare l'intervento delle autorità di polizia (Vigili Urbani, Polizia Stradale, Carabinieri). Qualora l'intervento delle autorità non sia possibile, si consiglia di effettuare rilievi fotografici dello stato dei luoghi e dei veicoli danneggiati prima di rimuovere gli stessi dalle loro posizioni. Anche in questa ipotesi colui che si ritenga non responsabile del sinistro deve redigere e sottoscrivere un modulo blu ed inoltrare una richiesta di indennizzo diretto alla propria compagnia assicurativa ed attendere che questa formuli un'offerta entro 60 giorni (90 giorni in caso di lesioni). Attivando tale procedura è possibile farsi assistere da un legale a proprie spese. In caso di offerta non congrua o in caso di mancata offerta il danneggiato dovrà proporre azione risarcitoria nei confronti della propria compagnia di assicurazione, facendosi assistere da un legale, anche trattenendo in acconto la somma offerta.

     A partire dalla fase giudiziale le spese legali, in caso di esito positivo della procedura, vengono corrisposte dalla compagnia assicurativa.

     In caso di lesioni al conducente e/o al trasportato, si veda quanto già descritto al punto 1.

     3. Sinistro con veicolo non identificato.

     Per questa ipotesi la normativa vigente dispone che i danni cagionati da un veicolo non identificato debbano essere risarciti dal F.G.V.S. (Fondo di Garanzia Vittime della Strada), ma solo con riferimento alle lesioni personali e, pertanto, con esclusione dei danni a cose. Perchè la domanda possa essere validamente proposta, secondo la più recente e diffusa giurisprudenza, il danneggiato deve proporre nei termini di legge querela contro ignoti, anche se talora la sola querela non è sufficiente per l'operatività del Fondo. Ovviamente, anche in questa ipotesi, in casi di lesioni al trasportato, si veda quanto già descritto al punto 1.

     4. Sinistro con veicolo non assicurato.

     Anche per questa fattispecie la normativa vigente dispone che i danni cagionati da veicolo sprovvisto di copertura assicurativa vengano risarciti dal F.G.V.S. (Fondo di Garanzia Vittime della Strada), con applicazione di una franchigia di €. 500,00 per i danni a cose e senza applicazione di alcuna franchigia per le lesioni personali. Ovviamente, anche in questa ipotesi, per le lesioni al conducente e/o al trasportato, si veda quanto già descritto al punto 1.

     Nelle ipotesi di incidente in cui siano rimasti coinvolti più di due veicoli, di sinistro da cui siano derivate lesioni al conducente con postumi valutabili in misura superiore al 9% di IP (lesioni gravi), ovvero di sinistro che abbia coinvolto un ciclomotore che non sia targato secondo il nuovo regime entrato in vigore il 14 luglio 2006, il danneggiato dovrà fare richiesta di risarcimento all’assicuratore del veicolo responsabile.

     Nel caso di sinistro con veicoli esteri la richiesta andrà indirizzata all’Ufficio Centrale Italiano.

     Poichè la normativa in materia di risarcimento dei danni derivanti dalla circolazione stradale è in continua evoluzione, queste indicazioni, valide oggi, potrebbero non esserlo più in futuro, per cui saranno di volta in volta aggiornate.

     ATTENZIONE La richiesta di indennizzo diretto alla propria compagnia deve contenere tutti gli elementi ed i documenti previsti dalla nuova normativa affinchè l’assicurazione possa formulare una congrua offerta. In caso contrario, verrà richiesta al danneggiato una integrazione ed i termini per la formulazione dell'offerta (30, 60, 90 giorni) ricomincieranno a decorrere dalla data della ricezione dei documenti o degli elementi richiesti.

     Per evitare di vedere dilatati i tempi di attesa, è consigliabile farsi sempre assistere da un legale in questa fase delicata.

     L'avvocato Alberto Serpico fornisce ai propri clienti il servizio di "una corretta redazione della richiesta di risarcimento diretto".

      Contattatemi per saperne di più.

     Tuttavia, l'Avvocato Alberto Serpico, se il danneggiato non è l'unico colpevole del sinistro, garantisce di assisterlo senza alcun anticipo o fondo spese, giacchè si adopererà affinchè il suo compenso professionale sia interamente pagato dalla compagnia assicuratrice del responsabile, per cui il suo cliente danneggiato non avrà alla fine sostenuto la benchè minima spesa e nulla dovrà pagare all'Avvocato Alberto Serpico.

     Infatti, quando si riportano lesioni o decessi a seguito d'incidenti stradali, è assolutamente necessario affidarsi al proprio avvocato di fiducia, poichè, se si affronta da soli il risarcimento dei danni - fisici e materiali - conseguenti (interloquendo direttamente con la compagnia assicuratrice del responsabile), si finisce inevitabilmente con l'ottenere una minima parte di quanto sarebbe invece dovuto per legge.

     E' evidente che le compagnie assicuratrici, non essendo enti di beneficienza e solo se costrette, hanno unicamente l'obbiettivo di pagare il meno possibile, risultando facilitate in questo fine quando il danneggiato tratta direttamente la quantificazione dei propri danni, visto che quest'ultimo non è a conoscenza, al pari delle compagnie medesime, dei meccanismi legislativi e giurisprudenziali che regolano questa materia; questo determina anche il fatto che cercano di essere le più celeri possibili nell'effettuare la transazione direttamente con il danneggiato ed il pagamento, senza che poi il danneggiato possa più ripensarci, magari alla luce di spiegazioni qualificate da parte di un avvocato (tardivamente interpellato).

     Infine, si raccomanda di non dimenticare mai di avere a bordo della propria autovettura mette il modulo di constatazione amichevole d'incidente, anche per la sola necessità di appuntare tutti i dati necessari ad avviare correttamente una pratica risarcitoria. (Tratto in parte da http://www.studiosantella.it/Infortunistica.htm ed autorizzatane la riproduzione con e mail del 7.6.2011)


IL RISARCIMENTO DEL DANNO DA INFORTUNIO SUL LAVORO, INDENNIZZO INAIL
E RISARCIMENTO DEL C.D. DANNO DIFFERENZIALE

     I lavoratori dipendenti sono coperti dall'assicurazione sociale obbligatoria I.N.A.I.L. per gl'infortuni subiti nei luoghi di lavoro, nell'esercizio delle proprie mansioni e durante il percorso da casa al luogo di lavoro e viceversa, per la qual cosa pagano un premio a detto Ente per il tramite del proprio datore di lavoro, obbligato alla relativa trattenuta dalla busta paga ed al conseguente versamento, il tutto secondo il Testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali di cui al Decreto 30 giugno 1965, n. 1124 (G.U. n. 257 del 13 ottobre 1965 - Suppl. ord.).

     Il risarcimento del c.d. "danno biologico" in materia di diritto civile (ad esempio, nei casi dei sinistri stradali) fa riferimento al fatto se si sia verificato un danno alla salute o un danno biologico, ovverosia la compromissione della validità psico-fisica del soggetto infortunato, temporanea (durata), e/o permanente (espressa in misura percentuale), con conseguente menomazione del modo di essere della persona, del suo stato di benessere, delle consuete attività, anche soltanto potenziali, non escluse quelle del tempo libero e di svago, menomazioni tutte costituenti concrete ragioni di vita soppresse o limitate dall’evento dannoso subito (tenendo presente che vanno ivi ricompresi il danno alla salute, quelli alla cosiddetta vita di relazione, il c.d. danno esistenziale nonché quelli di ordine estetico o attinenti alla vita sessuale).

     Per il risarcimento del predetto danno biologico così come per quello morale (... il prezzo del pianto - !?!?!! - ...) da perdita di un congiunto, le liquidazioni da parte dei Giudici, anche se pur sempre equitative, si stanno piano piano uniformando a delle tabelle formulate da un qualificato Osservatorio milanese, sempre di più ... "applicate" ... in tutta Italia per siffatti risarcimenti, fatta eccezione per le invalidità sino al 9%, c.d. "Micropermanenti", la cui liquidazione è pressocchè automaticamente affidata ad un'apposita Legge.

     Anzi, la recente sentenza della Corte di Cassazione Civile, sezione III°, 7 giugno 2011, n. 12408, ha oramai consacrato che per la liquidazione del danno biologico, compreso le c.d. "micropermanenti" conseguenti ad infortuni non stradali, "i valori di riferimento per la liquidazione del danno alla persona adottati dal Tribunale di Milano costituiranno d’ora innanzi, per la giurisprudenza di legittimità, il valore da ritenersi equo, ovvero quello in grado di garantire la parità di trattamento e da applicare in tutti i casi in cui la fattispecie concreta non presenti circostanze idonee a aumentarne o ridurne l’entità".

      Orbene, nonostante l'art.13 del D.lgs. 38/2000 abbia introdotto nella materia del risarcimento danni da infortunio sul lavoro il concetto del c.d. "danno biologico", permane una netta differenza tra il risarcimento danni in campo civilistico e quello degl'infortuni sul lavoro, giacchè l’erogazione prevista a carico dell'Inail, quale indennizzo del danno biologico, NON ristora ogni pregiudizio che il danneggiato può subire a tale titolo.

     Infatti, il modello INAIL si ispira ad un principio indennitario e, pertanto, NON  mira ad un totale ristoro del danno quanto a garantire un sostegno sociale all'infortunato.

     Ciò posto, la giurisprudenza è pacifica nel riconosce il diritto del lavoratore infortunato ad ottenere dal proprio datore di lavoro il risarcimento del danno cd. differenziale (è chiamato differenziale perchè copre la differenza fra quanto liquidato dall'INAIL e la somma invece spettante secondo il modello della responsabilità civile), anche in seguito all'entrata in vigore del predetto art. 13 del D.Lgs n. 83 del 2000.

     Il c.d. «danno differenziale» non ha una definizione normativa, ma è di origine dottrinale e giurisprudenziale (come, ad esempio, la distinzione tra obbligazioni di mezzo e risultato) ed ha, anche in tali ambiti una variabilità di contenuti.

     In senso più restrittivo si intende quale danno quantitativo, rientrante, comunque, nella copertura assicurativa, costituito dalla differenza tra quanto riconosciuto dall’Inail e la maggior somma liquidata in sede civile, mentre in senso qualitativo si fa riferimento a voci non rientranti nella copertura assicurativa (in tal caso dovrebbe parlarsi, più correttamente, di danno complementare), liquidabili all’infortunato in aggiunta all’indennizzo Inail.

     La nozione di danno differenziale può essere estrapolata dall’art. 10 del TU INAIL e va configurata nei confronti del datore di lavoro, rimanendo comunque rilevante, quale differenza ulteriore che il lavoratore danneggiato ottenga, oltre l’indennizzo INAIL, un ulteriore risarcimento dal civilmente responsabile del danno subito, come, nel caso non infrequente, di responsabilità del terzo in caso di infortunio in itinere, in quanto tale ulteriore risarcimento va computato nel complessivo ristoro percepito dal lavoratore che non può, comunque, percepire un importo maggiore del pregiudizio effettivamente subito.

     Il legislatore, con la normativa ex d.lgs. 23 febbraio 2000, n. 38, accogliendo i ripetuti inviti della Corte Costituzionale, ha stabilito la indennizzabilità da parte dell’INAIL a favore dell’assicurato del danno biologico di invalidità permanente. La disciplina, delineata all’art. 13 del citato decreto legislativo, si ispira ai principi fondamentali dell’assicurazione Inail e l’indennizzo assolve ad una funzione sociale, differenziandosi così dal “risarcimento” previsto in ambito civilistico a ristoro del danno biologico.

     La stessa Corte costituzionale ha chiarito che il danno previdenziale è finalizzato a garantire la libertà dal bisogno, mentre il danno civile ha la funzione di sanzionare e prevenire l'illecito.

     Sovente l’indennizzo erogato dall’INAIL è inferiore al risarcimento, per lo stesso danno, liquidabile in forza delle tabelle utilizzate dai tribunali per la quantificazione equitativa del danno biologico da invalidità permanente, ovvero sulla base delle tabelle previste dall’art. 139 c.d.a. in tema di micro permanenti (quella relativa alle macropermanneti non è stata ancora emanata) per la liquidazione del danno biologico riportato in seguito a sinistro stradale, considerando anche la più ampia nozione di danno biologico nel codice delle assicurazioni.

     Si pone di conseguenza il problema di valutare se l’indennizzo erogato dall’Inail escluda in tutto o in parte la possibilità per il danneggiato di ottenere l’integrale ristoro del maggior danno subito quantificato secondo i criteri civilistici.

     La coesistenza tra l’istituto dell’indennizzo ex art 13, d.lgs. n. 38/2000 e il risarcimento del danno biologico secondo i criteri civilistici impone all’interprete di verificarne le interferenza ai fini di accertare la possibilità di riconoscere a favore del lavoratore il c.d. danno differenziale nei confronti del datore di lavoro o di altri terzi danneggianti.

     Prima di liquidare il danno, in tema di sinistri stradali, l’assicuratore r.c.a. deve chiedere al danneggiato una dichiarazione attestante che lo stesso non ha diritto a prestazioni dall’Inail (va considerato che non è infrequente il caso in cui il danneggiato non sappia di avere effettivamente diritto a tali prestazioni.

     Tale dichiarazione è richiesta ai fini della procedibilità della domanda di risarcimento (art. 148, c. 2).

     Se il danneggiato dichiara di avere diritto alle prestazioni dell’Inail, l’assicuratore deve accantonare le relative somme e fare la dichiarazione all’Inail e solo dopo 45 giorni da tale comunicazione, se l’Inail non dichiara di volersi surrogare, l’assicuratore provvederà al pagamento a favore del danneggiato.

     Il danno, differenziale, previsto dall’art. 10 del T.U. 1124/1965 (testo normativo base della tutela previdenziale contro le malattie e gli infortuni professionali) trova applicazione, quale ulteriore risarcimento, “qualora il giudice riconosca che questo ascende a somma maggiore dell'indennità che, per effetto del presente decreto, è liquidata all'infortunato o ai suoi aventi diritto ed è dovuto solo per la parte che eccede l’indennità”.

     Tale principio è aderente ad altro, di carattere generale che giustifica ormai la generale ammissibilità del danno differenziale richiesto dal lavoratore, rispetto a quello erogato dall’assicuratore sociale, ove ne fornisca la prova, consistente nell’ “integrale risarcimento del danno alla persona” di carattere non patrimo-niale, affermato dalle sentenza delle Sezioni Unite di San Martino che elimina ogni dubbio sulla possibilità, per il lavoratore di richiedere tale ulteriore voce di danno al responsabile dell’infortunio o della malattia professionale.

     Lo scopo della tutela fornita dall’art. 13, d.p.r. 38/2000 che è quello di garantire l’indennizzo sociale del danno biologico, e non il suo pieno ed integrale risarcimento, nell’ottica di un rafforzamento di tutela dei diritti costituzionalmente garantiti, tra l’art. 32 c. e 38 c..

     L’indennizzo erogato dall’Inail, proprio perché definito tale, non può essere ritenuto equivalente al risarcimento civilistico con la possibilità per il danneggiato di richiedere la differenza tra l’indennità liquidata e la maggior somma dovuta a titolo risarcitorio.

     Peraltro non può sfuggire che l’indennizzo Inail viene determinato dalla legge in misura forfettaria e predeterminata, uguale per tutti e opera a prescindere dalla colpa in quanto deve garantire un “minimum sociale”, come desumibile dalla finalità solidaristica prevista ex art. 38 Cost., mentre il danno civile va riconosciuto previo accertamento della responsabilità.

     I giudici hanno preso a riferimento il principio più volte sancito dalla Corte Costituzionale secondo cui la tutela del risarcimento alla salute deve essere integrale e non limitabile, per giungere appunto all'ammissibilità del risarcimento del danno differenziale.

     Infatti, se si negasse tale ammissibilità, si giungerebbe ad un risultato assurdo e costituzionalmente illegittimo poiché si finirebbe per limitare in maniera ingiustificata il ristoro integrale del danno alla salute subita dal lavoratore.

     Il danno differenziale va calcolato procedendo alla determinazione del danno secondo i criteri civilistici, per poi effettuare un raffronto fra l’importo che ne risulta e l’ammontare delle prestazioni erogate dall’Inail, riconoscendo in favore del lavoratore l’eventuale differenza.

     Si deve, tenere conto che vi sono voci di danno (danno morale e altre voci di danno non patrimoniale diverso dal biologico) che sono estranee alla copertura assicurativa sociale, per anche tali voci danno dovranno essere chieste a titolo di risarcimento differenziale al proprio datore di lavoro.

     Quindi, se un lavoratore infortunato avesse diritto ad un risarcimento dei danni come se gli stessi fossero stati patiti a seguito di un incidente stradale, ad esempio nella misura complessiva di € 560,000,00, il suo datore di lavoro (e per esso la sua compagnia assicuratrice) è obbligato a corrispondergli la differenza tra il predetto importo di € 560.000,00 e quanto dallo stesso lavoratore infortunato percepito dall'I.N.A.I.L. quale Assicuratore Sociale, ad esempio a titolo di rendita vitalizia per una gravissima invalidità, pari, sempre ad esempio, ad € 300.000,00.

     Ecco che la differenza di € 260.000,00 integra quello che viene comunemente definito "danno differenziale".

     Tutto ciò sul presupposto che, purtroppo, quasi sempre si verifica, che il datore di lavoro non abbia osservato le specifiche normative antinfortunistiche del suo settore produttivo e la norma più generale di "chiusura" del sistema di tutela del lavoratore di cui all'art. 2087 C.C. secondo cui: "L'imprenditore e` tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarita` del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro".


DIRITTO MATRIMONIALE, DELLA FAMIGLIA E DEI MINORI



































































































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Quando è stato designato un responsabile per il riscontro all'interessato in caso di esercizio dei diritti di cui all'articolo 7,è indicato tale responsabile. L'informativa di cui al comma 1 contiene anche gli elementi previsti da specifiche disposizioni del presente codice e può non comprendere gli elementi già noti alla persona che fornisce i dati o la cui conoscenza può ostacolare in concreto l'espletamento, da parte di un soggetto pubblico, di funzioni ispettive o di controllo svolte per finalità di difesa o sicurezza dello Stato oppure di prevenzione, accertamento o repressione di reati. Il Garante può individuare con proprio provvedimento modalità semplificate per l'informativa fornita in particolare da servizi telefonici di assistenza e informazione al pubblico. Se i dati personali non sono raccolti presso l'interessato, l'informativa di cui al comma 1, comprensiva delle categorie di dati trattati, è data al medesimo interessato all'atto della registrazione dei dati o, quando è prevista la loro comunicazione, non oltre la prima comunicazione. La disposizione di cui al comma 4 non si applica quando: i dati sono trattati in base ad un obbligo previsto dalla legge, da un regolamento o dalla normativa comunitaria; i dati sono trattati ai fini dello svolgimento delle investigazioni difensive di cui alla legge 7 dicembre 2000,n. 397, o, comunque, per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tali finalità e per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento; l'informativa all'interessato comporta un impiego di mezzi che il Garante, prescrivendo eventuali misure appropriate, dichiari manifestamente sproporzionati rispetto al diritto tutelato, ovvero si riveli, a giudizio del Garante, impossibile.”    29.   “Art. 7 Decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196. (Diritto di accesso ai dati personali ed altri diritti). L'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano, anche se non ancora registrati, e la loro comunicazione in forma intelligibile. L'interessato ha diritto di ottenere l'indicazione: - dell'origine dei dati personali; - delle finalità e modalità del trattamento; - della logica applicata in caso di trattamento effettuato con l'ausilio di strumenti elettronici; - degli estremi identificativi del titolare, dei responsabili e del rappresentante designato ai sensi dell'articolo 5, comma 2°; - dei soggetti o delle categorie di soggetti ai quali i dati personali possono essere comunicati o che possono venirne a conoscenza in qualità di rappresentante designato nel territorio dello Stato, di responsabili o incaricati. 3) L'interessato ha diritto di ottenere: l'aggiornamento, la rettificazione ovvero, quando vi ha interesse, l'integrazione dei dati; la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati trattati in violazione di legge, compresi quelli di cui non è necessaria la conservazione in relazione agli scopi per i quali i dati sono stati raccolti o successivamente trattati; l'attestazione che le operazioni di cui alle lettere a) e b) sono state portate a conoscenza, anche per quanto riguarda il loro contenuto, di coloro ai quali i dati sono stati comunicati o diffusi, eccettuato il caso in cui tale adempimento si rivela impossibile o comporta un impiego di mezzi manifestamente sproporzionato rispetto al diritto tutelato. 4) L'interessato ha diritto di opporsi, in tutto o in parte: - per motivi legittimi al trattamento dei dati personali che lo riguardano, ancorché pertinenti allo scopo della raccolta; - al trattamento di dati personali che lo riguardano a fini d'invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale.”    30.   Una parte delle componenti di questo sito sono state prelevate da analoghi siti che le pongono a gratuita disposizione di tutti. Ove qualcuno dovesse vantare diritti su di esse, lo segnali allo studio, che immediatamente vi ottempererà di conseguenza.    31.   Divieto di spamming. L'invio di messaggi pubblicitari attraverso sistemi automatizzati (sms, mms, fax, posta elettronica) richiede il consenso degli interessati. Il destinatario deve essere informato della possibilità di opporsi ai "messaggi indesiderati", sotto pena, in difetto, delle sanzioni penali di legge.    31.   Questo sito e' stato realizzato in conformità al  Codice deontologico (Approvato dal Consiglio nazionale forense il 17 aprile 1997, con le modifiche introdotte il 16 ottobre 1999, il 26 ottobre 2002, il 27 gennaio 2006, il 14 dicembre 2006 ed il 27 giugno 2008). Esso non ha carattere pubblicitario e mira esclusivamente ad offrire informazioni secondo correttezza e verità, nel rispetto della dignità e decoro della professione, nonché degli obblighi di segretezza e riservatezza.



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